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Presentazione del libro "Giochi di potere in guerra e pace" a Roma

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28 marzo 2007

Libreria Bibli
Roma 

Da sempre abbiamo considerato i bambini solo uomini possibili, ma mai uomini reali, gli abbiamo relegati ad abitanti marginali di città pensate e costruite a misura dei “grandi”.

Oggi tutto questo non può e non deve essere più possibile ma può e deve essere possibile consegnare all’infanzia diritti propri, originali, impegnativi.

Presentazione della traduzione del libro "Giochi di potere in guerra e pace -I tragici effetti di violenze, corruzioni e impunità sui bambini dello Sri Lanka" del prof. Harendra de Silva.

Il 75% degli abitanti della Repubblica Democratica Socialista dell’isola dello Sri Lanka appartiene alla maggioranza Cingalese, prevalentemente di credo buddhista. Coesistono numerose etnie e religioni quali mussulmani, cristiani, i Burgher di discendenza mista asiatico-europea e i Veddahs discendenti dai primi abitanti dell'isola. Il 18% della popolazione è di etnia Tamil di religione indù e vive in maggioranza nella parte settentrionale e in quella orientale del paese. Gli scontri caratterizzati da sempre maggior violenza fra la maggioranza governativa Cingalese e la minoranza Tamil il movimento delle Tigri per la Liberazione della Nazione Tamil (Liberation Tigers of Tamil Eelam - LTTE) dal 1983 si sono concretizzati in una guerra armata per l'indipendenza nel nord dell’isola. Un conflitto sanguinoso che ha causato più di 70mila morti e 800mila profughi e che ha coinvolto migliaia di bambini sia come vittime che come artefici del conflitto.

Bambini utilizzati nell’esercito Tamil, ma secondo alcune fonti anche nell’esercito cingalese, come elementi di appoggio ma anche in prima linea con licenza di uccidere. Minori nati e cresciuti in guerra, a cui hanno spesso ucciso i genitori e tutta la famiglia, che imbracciano il fucile per vendicare il padre o i fratelli morti o, più spesso, semplicemente per avere un pasto garantito ogni giorno. La maggior parte di questi soldati bambini ha tra i 15 e i 18 anni, ma numerosi sono quelli di età inferiore (10 - 14 anni) e vi sono testimonianze di reclutamenti di bambini ancora più giovani. Un fenomeno in crescita favorito dalla maggiore maneggevolezza delle armi attuali, dalla loro sempre maggiore economicità paragonata ad uguale potere di fuoco, e dalla facilità in cui i bambini possono essere coinvolti alla disciplina militare.

Ma lo Srilanka viene sospettato di accettare, o almeno di non considerare adeguatamente, anche altre violazioni riguardanti i diritti dell’infanzia. Secondo gli studi condotti su più di 1.600 bambini dal medico pediatra prof. Harendra De Silva, già presidente della National Protection Child Authority, in Sri Lanka il 20% dei maschi ed il 10% delle femmine sotto i cinque anni d’età è già stato abusato sessualmente. Il 25% dei maschi di classe povera ha subito abusi sessuali in confronto al 15% dei ragazzi delle classi medie. Nelle ragazze povere l’incidenza è del 7% comparata al 3,2% (più del doppio) delle ragazze nelle classi sociali medie. Grazie ad un questionario anonimo consegnato a 899 studenti di livello scolastico superiore e universitario si è evidenziato che 18% dei ragazzi e il 4,5% delle ragazze ha ammesso di essere stato abusato durante l’infanzia.

Bambine ospitate presso la Casa di Halpatota abusate dai guardiani. Bambini della scuola di Patana (Hikkaduwa) abusati dai loro sorveglianti. Sospetti di abuso sessuale, produzione e visualizzazione di materiale pedopornografico nell’orfanotrofio di Baiks Villane. Portinai coinvolti nello scandalo sessuale nell’orfanotrofio di Beruwala. La  stampa dell’isola che scrive spesso di  prostituzione minorile ( Ceylon Daily News….” La prostituzione di bambini in Asia è un affare di milioni di dollari..”, molestie (Divaina) “…bambino molestato da un’uomo d’affari…il sospettato è latitante..”e sugli omicidi dopo il rapimento “..Un bambino rapito e ucciso…”

Ma tutto questo non basta. Quando abusati sessualmente o trovati in strada senza famiglia o accusati di crimini inconsistenti i bambini vengono rinchiusi in carceri minorili come il Boys Remand Home di Kottawa-Pannipitiya, vicino alla capitale Colombo,  dove le celle sono meno confortevoli di una casa distrutta dallo tsunami. Dalle celle vengono fatti uscire solo per poche ore e nelle celle vengono depositati indipendentemente dall’età e dalla causa della carcerazione. Successivamente, vengono trasferiti negli orfanotrofi o in altri riformatori, dove le violenze ricominciano e restano impunite, lasciando in quei poveri bambini i segni indelebili di un’infanzia calpestata. Bambini tamil, bambini cingalesi, buddisti, mussulmani, indu’ che alla fine, se e quando sopravviveranno, non sapranno cosa farsene della vita e del mondo.

La responsabilità necessaria per affrontare il trauma di un abuso, che sia fisico, sessuale, psicologico o multiforme richiede una sensibilizzazione collettiva di tutta la società. Le regole della morale alle quali tutti noi ci riferiamo vengono interiorizzate nell'infanzia e nell'adolescenza grazie ai processi di socializzazione e di educazione di cui sono responsabili la famiglia, la scuola e le istituzioni. E il rispetto di queste regole permette la salvaguardia dei valori umani, dei diritti dell’infanzia ma anche sostiene l’ordine e le aspettative sociali nel contesto di riferimento.

Gli atti ed i comportamenti che violano queste norme rientrano nella definizione sociologica di "devianza" e i gruppi che se ne rendono responsabili vanno sempre incontro a sanzioni previste dal proprio sistema giudiziario. Viene però sempre spontaneo domandarsi se l’adolescente deviante debba essere considerato un delinquente comune, oppure un soggetto bisognoso di aiuto perché vittima del reato compiuto o degli adulti che l’anno coinvolto. Per questo motivo in ogni paese, come già avviene nel nostro, il modello “correzionale” caratterizzato dalla reclusione dei minorenni in istituti viene gradualmente sostituito da interventi di prevenzione e risocializzazione come il perdono giudiziale, il collocamento in comunità e la messa alla prova.

Nella realtà cingalese, molto distante dalla nostra, questi interrogativi, le alternative ai processi di pena e le soluzioni possibili ai disagi dell’infanzia devono essere evidenziate ed urlate ad alta voce. Come è inaccettabile che un bambino venga costretto a prendere un arma per uccidere, come è impensabile che un bambino possa essere usato come oggetto sessuale, come è inconcepibile che un bambino di 4 anni venga messo in carcere perché abbandonato, deve essere altrettanto insostenibile la presenza di uno Stato che non si applichi adeguatamente verso la tutela della propria infanzia soprattutto se ha firmato l’intenzione di farlo.

Da sempre abbiamo considerato i bambini solo uomini possibili, ma mai uomini reali, gli abbiamo relegati ad abitanti marginali di città pensate e costruite a misura dei “grandi”. Oggi tutto questo non può e non deve essere più possibile ma può e deve essere possibile consegnare all’infanzia diritti propri, originali, impegnativi. Diritti non imposti dall’adulto ma espressi dai bambini in modo che non si parli di una giustizia “per” i minorenni ma sempre e solo di una giustizia “dei” minorenni.

 

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