"Povero non è chi ha poco, ma chi ha infinitamente bisogno di tanto."
José Mujica

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Realizzazione del libro "Volti e Voci dal Mondo - Cultura e società dei Paesi in Via di Sviluppo viste e raccontate da un giornalista, un militare, un medico" (2)

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Soggetti beneficiari: Scuole.

Città / Regioni: Friuli Venezia Giulia.

Periodo di realizzazione: 2012.

Fonte di finanziamento: Regione Friuli Venezia Giulia, Rai Eri, @uxilia.

Stato progetto: concluso.

"Volti e Voci dal Mondo" è un libro di Giorgio Fornoni, Danilo Prestia, Massimiliano Fanni Canelles ed edito da Rai Eri e @uxilia Onlus. Il libro non è solo una carrellata di scritti e fotografie su luoghi, persone e situazioni, ma è il racconto di esperienze e testimonianze di un mondo solo geograficamente lontano: differenti i contesti territoriali, differenti i punti di vista, differentile motivazioni, differente l’approccio e l’impostazione alla cooperazione. 

 

In ogni caso, gli aiuti umanitari sono semprefinalizzati allo sviluppo ed alla tutela del diritto alla salute, elementi indispensabili per garantire la stabilità politica ed economica non solo dei Paesi poveri e dimenticati, ma anche di tutto il resto del mondo, ormai collegato e globalizzato.

"Io non volevo arrivare alla vecchiaia e chiedermi cosa avessi fatto, senza possedere un risposta sul perché ero stato su questa terra, che cosa avrei lasciato nella mia vita, cosa avrebbero detto le persone di me nel ricordare il mio passaggio terreno. Un giorno, una persona mi raccontò una storia che mi fece riflettere. “Sai, esistono solo due tipi di persone, i muratori e gli agricoltori”. Gli chiesi cosa significasse e lui specificò: “I muratori pensano solo a costruire edifici per potersi riparare da intemperie, uragani, temporali. Poi, però, muoiono e il tempo e le intemperie pian piano distruggono le loro costruzioni non lasciando nulla delle loro opere. Gli agricoltori, invece, si preoccupano di seminare e coltivare vari tipi di piantagioni. Non si preoccupano di proteggersi dalle intemperie e vengono spesso uccisi dalle stesse. Ma in questo modo permettono alle loro piantagioni di crescere e prolificare nel tempo ben dopo la loro morte”. Mi chiese: “Quale delle due persone lascerà qualcosa al futuro dell’umanità?”. Capii allora di voler essere un agricoltore. Del resto, già durante i miei studi universitari avevo sempre ritenuto che l’attività di medico fosse da intendersi come una missione: ognuno è naturalmente libero di esercitare come meglio ritiene, ma sono profondamente convinto che se l’attività medica perde il suo significato di “missione” diventa nient’altro che una “professione”, sciupando il suo significato più profondo. Così, contemporaneamente al mio ruolo di dirigente medico presso l’Azienda Sanitaria n°4 nell’ospedale di Cividale del Friuli, ho contribuito a fondare alcune realtà di volontariato sul territorio, alle quali, contemporaneamente, ho affiancato l’attività umanitaria nelle zone toccate da situazioni di emergenza, come Afghanistan, Iraq, Darfur, Sri Lanka, Palestina. All’inizio non è stato semplice: svolgere il ruolo di volontario nei Paesi in via di sviluppo e, contemporaneamente, dedicarsi ad una professione a tempo pieno in Italia,costringe a ritmi sfrenati e, comunque, ad utilizzare tutte le ferie ed i giorni liberi per organizzare e partecipare alle missioni. La realizzazione dei progetti ed i risultati di solidarietà e aiuto umanitario sono stati raggiunti grazie all’aiuto di tutte le persone che si sono avvicinate all’associazione @uxilia, Organizzazione Non Lucrativa ad Utilità Sociale. La loro passione e la dedizione agli ideali e agli scopi di @uxilia hanno permesso la continua realizzazione delle tessere del puzzle che ogni settimana, ogni mese, ogni anno costruisce e fa crescere il gruppo di @uxilia Onlus. A loro e, naturalmente, alle tante persone che lavorano giornalmente nelle varie associazioni a cui sono legato, vanno il mio ringraziamento e la mia profonda gratitudine. È un onore avere l’opportunità di poter interagire e collaborare con queste persone, che si adoperano per organizzare le innumerevoli attività che da solo non potrei mai gestire. Tutto ha inizio in una sera qualunque dell’inverno del 2002, a Trieste. Mi trovavo a cena con Fausto Biloslavo, giornalista, inviato di guerra, diventato amico poiché al tempo ero il suo medico. Molte erano le complicazioni sanitarie che abbiamo dovuto affrontare per le sue innumerevoli peripezie al limite fra la vita e la morte. Ogni tanto capitava di incontrarsi in occasione di qualche evento organizzato nella nostra città e questo diventava il momento per scambiare due parole fuori dal lavoro. Fausto mi raccontava sempre delle sue esperienze, delle guerre, dei territori dove c’è bisogno di tutto e dove gli aiuti non bastano mai. Un giorno mi parla di un’idea che da tempo gli “gira” in testa: “Perchè - mi chiede - non fondiamo un’associazione di professionisti che porti aiuti umanitari nei Paesi di guerra, nei Paesi in via di sviluppo?”. L’idea è in apparenza difficile, ma possibile. Sul territorio regionale vantiamo entrambi delle conoscenze, professionisti di vari settori che potrebbero darci una mano, se non sui luoghi di guerra, almeno attraverso sistemi di raccolta fondi. Insomma, ci rendiamo conto di avere chiare le modalità per accedere ai finanziamenti ed intraprendere la strada della cooperazione internazionale. Detto fatto. Convochiamo un gruppo di amici. È il 22 ottobre del 2002 e nasce Spes, Solidarietà per l’Educazione allo Sviluppo. In latino, speranza. L’associazione si occuperà di interventi volontari e gratuiti in situazioni di emergenza provocate da conflitti o calamità naturali, prestando soccorso alle popolazioni, sia in Italia, sia all’Estero, con un occhio particolare ai Paesi in via di sviluppo. Spes convergerà, dopo alcuni anni, in @uxilia, un’Organizzazione Non Lucrativa ad Utilità Sociale finalizzata ad attività di volontariato nel campo socio-assitenziale, educativo, sanitario, a tutela e promozione dei diritti dei soggetti più deboli. Iniziamo a capire come muoverci operativamente, al di là della complessa burocrazia di fronte alla quale ci ritroviamo. Fausto conosce bene l’Afghanistan. Conosce la gente, sa quali sono le emergenze sulle quali la nostra associazione potrebbe intervenire. È quindi deciso: la prima missione sarà a Kabul. Lì c’è un orfanotrofio, che si chiama Alaudeen, dove manca tutto. L’intero edificio è fatiscente, andrebbe totalmente ricostruito. Decidiamo di raccogliere i fondi. Nei lavori di ristrutturazione, ci aiuteranno una Ong presente sul luogo ed il Cimic dell’esercito."

di Massimiliano Fanni Canelles.

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Scarica Volti e Voci dal Mondo in PDF.

Presentazione libro Volti e Voci dal Mondo a Spoleto.

Presentazione libro Volti e Voci dal Mondo a Artegna (Udine).

Presentazione libro Volti e Voci dal Mondo a Pozzuolo del Friuli (Udine).

Presentazione libro Volti e Voci dal Mondo al Salone del libro di Torino.

 

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